Il senso di un ritorno – parte prima

Ed un bel giorno arriva un abruzzese trapiantato in Svizzera da meno di un anno e scrive “Crotone terra di malavita dove non si deve e non si può crescere due bambine”. E d’improvviso non rabbia, non amarezza, non il desiderio di urlare contro una affermazione cosi vigliacca, cosi meschina, cosi ingiusta, ma con lentezza e calma e pace ripercorro come un film i miei trent’anni vissuti lontano dalla mia terra dal giorno in cui sono partita pensando che altrove e solo altrove sarei potuta essere felice e me stessa libera da preconcetti, pregiudizi e ipocrisie. Torno a Crotone dopo trent’anni vissuti in giro per il mondo, partita a soli quindici anni con tanti sogni e nessuna paura, pronta ad affrontare l’inferno che sapevo di trovare lontano dalla mia famiglia e dalla mia terra, un inferno che però mi avrebbe formata come persona. Torno con due bambine piccole, sei e otto anni, un mestiere, la giornalista, una sola valigia ed una forza positiva che voglio dedicare alla mia terra ingiustamente abbandonata, forzatamente abbandonata, dolorosamente abbandonata. Arrivo dopo oltre ventanni a Roma ed una recente esperienza di vita in Svizzera, stanca di una vita senza mare, senza gente, senza fiato, perchè di parole ne ho dedicate tante a tutto e a tutti, frasi di convincimento, d’amore, di libertà, di insegnamento, di civiltà, di sacrificio, ma soprattutto frasi profonde nate dall’anima, la parte di me che ho cercato di curare di piu’ perchè senz’anima non parte nulla e da nessuna parte si arriva. E allora eccomi qui un ritorno che ha un senso grandissimo, quello di ricominciare dal punto di partenza, di ritornare al punto di inizio del tutto e del niente, eccomi qui a rimettermi in gioco seduta alla scrivania di una casa fronte mare, e non poteva essere diversamente, a raccontare di me a tutte le donne, le madri, le professioniste, affinchè nessuna possa dire a se stessa “è toccato solo a me” perchè l’esperienza di una è vita di tutti, la vita degli altri è la nostra, pur non conoscendoci ci si ritrova l’una nell’altra e come per magia ci si sente meno soli. Ho combattuto mille lotte, le battaglie degli altri, ma quella piu’ grande e piu’ vera e piu’ difficile mi ritrovo a guardarla in faccia solo adesso, a 47 anni a casa mia nella terra di malavita che esiste solo nell’ignoranza e nell’accanimento di chi ignobile e immorale giudica qualcuno e qualcosa di cui non conosce che la superficie. Ne ho sentite tante, la rabbia mi assaliva e mi oscurava il volto, “la Calabria? no, non ci verrei mai, perchè si sa per certo che ci si arriva ma non si sa se poi si ritorna”, “terra di rassegnazione e di ignoranza”, “non hanno voglia di fare niente”, “incivili e sporchi”, “si accontentano, senza aspettative e senza ambizione”. Ripercorro la mia vita e la vita di tanti ma proprio tanti come me che sono partiti perchè pieni di sogni, di ambizione, di forza di volontà, ammirati e cercati come pochi al mondo, il nostro sorriso contagioso, la nostra voglia di lavorare senza orari e senza soldi, le speranze, le lacrime ad ogni partenza e ad ogni ritorno, la strada statale 106, sempre bagnata perchè di lacrime ne ha raccolte talmente tante da distruggere l’asfalto, da corroderlo, da consumarlo, una strada dove i sogni sono decollati, atterrati, sprofondati, siamo gente devastata dall’abbandono forzato e ancor di piu’ coraggiosi e forti per dar un senso ed un valore ad un addio lungo quanto tutta una vita. Chi non comprende tutto ciò ha il suo tornaconto perchè non è difficile capire cosa siamo ma come in tutte le cose è piu’ semplice e meno faticoso scivolare nei soliti luoghi comuni che distinguono le persone che valgono da quelle che scelgono di non valere. E allora eccomi qui a raccontare un pò a puntate come uno di quei vecchi sceneggiati della rai, la mia storia, anticipazione del mio nuovo romanzo e di quello che potrà diventare un film quando accadrà l’incontro fortunato con chi ha voglia di raccontare le donne e delle donne del sud, belle come poche al mondo, pulite, vere, grandiose nel loro darsi oltre ogni possibile immaginazione, generose, altruiste, devote come poche, innamorate della vita, del loro uomo e dei loro figli. Un mio amico mi ha detto un giorno una frase bellissima “Alle donne calabresi i figli non si toccano”, poche parole semplici ma profonde da fare male. Questa è terra di donne straordinarie, capaci di tutto, pronte a tutto, rivolte verso il tutto. La mia vita ha avuto inizio il giorno in cui i miei occhi si sono imbattuti in questa frase “Il cielo stellato sopra di me la legge morale dentro di me” e qui il senso di ogni vita, la ragione di tutta una vita ed il senso di un ritorno. Sono qui per raccontare il perchè di una “Follia”, cosi come definita da molti, il rientro a Crotone dopo trent’anni, “terra di malavita dove non si deve e non si può crescere due bambine”, dalla Svizzera perfetta, pulita, onesta, incontaminata, piena di possibilità e di realizzazione. Proverò a ribaltare il tutto raccontandovi la mia Crotone e la mia Svizzera, affinchè chi ha tanta voglia di scappare possa assaporare il piacere ed il dovere di restare….

Giovanna La Vecchia