Amare senza perdonare

 

“Perdonami…”

“Perdonarti… no! Ti posso solo amare, ancora, fino a farti sentire come l’uomo più ricco del mondo che ha perso tutto ad una mano di poker in una notte in cui avrebbe fatto meglio a rimanere a casa, completamente nudo, su un letto di spine avvolto tra rovi, trafitto e sanguinante, esanime, a consumarsi l’ultima manciata di respiri”.

Si può amare, continuare ad amare, riprendere ad amare, ricominciare, senza perdonare. Cos’è il perdono? La cessazione del “sentimento” di risentimento nei confronti di un’altra persona. L’arma più potente per cambiare vita ed essere felice. Assolvere chi ci ha offeso. Lasciar andare. Ma…non si perdona chi ci ha fatto del male volontariamente e crudelmente e che si rifiuta di ammettere i propri errori, di cambiare e di chiedere scusa. Non si perdona neppure chi il male lo ha fatto inconsapevolmente, ingenuamente, inconsciamente, senza rendersi conto, non si perdona mai.

La mia non è una domanda, la mia è una affermazione. Si può continuare ad amare o ricominciare o riprendere o riprovare senza perdonare. Perché alla fine, in fondo, il perdono secondo me, al di là di tutte le belle definizioni contenute nei vari vocabolari, il perdono significa andare avanti cercando di dimenticare, facendo finta di niente, pensando oltre il male ricevuto e aspettando che il tempo ci regali il dono dell’oblio. Non è forse questo il vero significato? Si fa finta di non soffrire più, di non provare risentimento, rabbia, rancore e furore, ma da qualche parte del nostro essere, rimane, rimane e rimane ancora come un fuoco che dobbiamo spegnere impiegandoci spesso tutto il resto della nostra vita, senza ugualmente riuscirci. Amare con quel fuoco dentro, con quel buco, quella perenne sensazione di trovarsi sull’orlo di un precipizio, impiegare anni che appaiono come secoli con la sensazione di fare uno sforzo immane per non scivolare ogni volta in quel burrone profondo, altissimo, pericoloso e terribile.

L’altra notte ho sognato di crollare con la mia macchina in un baratro, un colpo di sonno ed ecco fatto, ne uscivo indenne, solo qualche graffio sul viso, il mio volto era livido e con alcune cicatrici, al pronto soccorso poche cure veloci e poi mi ritrovato al bar a bere una birra con i miei nipoti, e chi appariva d’improvviso? Il mio carnefice, con aria leggera si apprestava a soccorrermi, si avvicinava con aria quasi indifferente e si offriva di aiutarmi, attraverso un gesto che avevamo condiviso moltissime volte.

Dall’altra notte molte riflessioni. Non passa giorno in cui io non chieda a me stessa se l’ho perdonato, no, la risposta è sempre no, ma il sentimento che mi aveva suscitato il vederlo apparire davanti a me, come se nulla fosse, come fosse un giorno qualsiasi, era stato tenerezza, tanta tenerezza. E amore, tanto amore, lo stesso di sempre, perché l’amore non passa, non svanisce perché qualcuno ha sbagliato, ha ferito, ha colpito a morte, ha fatto male. E per proseguire, al di là di tutte le interruzioni possibili, l’amore non ha bisogno del perdono, l’amore ha bisogno dell’amore. E basta. Chi ama davvero, ama una sola volta nella vita, i secondi o terzi o quarti amori sono una toppa malcucita su un amore interrotto, per qualsivoglia motivo, causa, accadimento. Si ama una sola volta nella vita, e quando è amore lo capisci perché non passa, non passa mai, supera le patologiche perversioni degli eventi, segue una strada tutta sua, cammina anche quando tu ti fermi e si volta per guardarti mentre arranchi indietro e ti sorride e ti dice “Tanto, qui, sempre qui, arriverai, anche se cambi strada”. I tradimenti sono fatti, i litigi, le incomprensioni, le diversità, le cose che accadono sono fatti, l’amore è amore, nulla ha a che fare con i fatti, vive di vita propria e si nutre e si autoalimenta anche quando tu vorresti farlo morire di fame. E vai avanti lo stesso, perché sei pieno, stracarico, strafatto, ti basti e ti basta, sei sazio come a scoppiare, puoi rimanere a digiuno per il resto della vita, cavolo, e non dimagrisci.

Non si sceglie chi amare, sarebbe come sistemarsi le cose come meglio conviene, costruire un prototipo che sia gentile ma anche forte e quando serve rude, generoso, dedito al lavoro, paziente ed amorevole con i figli, educato, uno straordinario amante, in salute, ironico, brillante, attivo, presente, che sappia comprendere ed accettare, che non compia errori, instancabile, romantico e amante della cultura, sorridente, gioioso e giocoso, ma come prevedere il futuro? Come poter e saper calcolare la sua capacità di sopravvivere alle intemperie, un buon capitano al timone, baluardo, faro, riva, approdo sicuro. No, non è così che funziona l’amore, non viaggia quasi mai con un biglietto di prima classe ed in perfetto orario. L’imperfezione fa parte dell’amore, così come il giorno e la notte sono entrambi scenari dello stesso tempo. Si ama e non si conosce mai fino in fondo e quando gli elementi sembrano tutti convergere perfettamente verso una conoscenza quanto più possibile vicino alla realtà, arrivano puntuali le variabili che sono concrete e reali quanto le certezze di cui eravamo in possesso fino a pochi minuti prima. E l’amore non cessa con la delusione, l’amarezza, il dolore e lo sconforto. L’amore vive al di là di ogni cosa, oltre la consapevolezza di cui avevamo fatto tesoro. Ed a quel punto che senso ha chiedersi se si possa o si sappia perdonare.

No, non si perdona mai, si convive con una presa di coscienza che ci squarcia come un lampo di un temporale estivo, la barca a pezzi, il mare in tempesta, nessun punto di riferimento, eppure si può sopravvive anche su un solo pezzo di quella robusta barca che fino a prima della devastazione appariva solida, indistruttibile, forte ed eterna. Perché vale molto di più sopravvivere su una zattera in due che sull’intera barca da soli, che con un remo solo non si naviga da nessuna parte. E quando hai la certezza che amare sia tutto ciò di cui hai bisogno per esistere, non ti domandi se vuoi o non vuoi perdonare. L’amore non ha bisogno del perdono, l’amore fa tutto da se, non ragiona l’amore, sarebbe come chiedere ad un condannato a morte se vuole continuare a vivere o urlare al mondo intero le sue ragioni fino ad arrendersi alla morte. Continuate ad amare senza farvi troppe domande perché in fondo qualsiasi risposta nulla aggiungerebbe all’amore perché l’amore non ha bisogno né di domande, né di ragioni, né di perdono.

 

Finché morte non ci separi di Giovanna La Vecchia

 

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