Amarsi per scelta, non per salvarsi

 

Si inizia una mattina in cui si è particolarmente in ritardo, più in ritardo del solito e le figlie sono particolarmente ricche di richieste del tipo “mamma non trovo i jeans, sai quelli con quella cosa non quegli altri che hanno quel coso, ma gli altri che sono diversi da quelli…hai capito vero?” oppure “mamma non trovo la sacca di ginnastica”. Ho calcolato che mediamente mi sento chiamare mamma dalle trecento alle quattrocento volte al giorno ma di certo è un calcolo molto approssimativo e sottostimato. “Vabbè tanto non mi vede nessuno, non esco neppure dalla macchina, metto questa maglietta, non ho fatto in tempo a stirarla”.

Si inizia così, esattamente così, senza minimamente rendersi conto del fatto che è l’inizio della fine. Inizia proprio così il processo di “non amarsi più” e si riescono a trovare un milione di giustificazioni a questo gesto ingiusto. Sei una mamma single, sei indaffarata, sei stanca, ieri sera sei andata a letto tardi e ieri non è stata proprio una giornata semplice, stanotte non hai chiuso occhio, non hai digerito la cena di ieri sera, hai fretta, le bimbe prima di ogni altra cosa, prima di tutto, prima di te stessa. Non ti accorgi neppure che non esiste un prima e un dopo, un loro piuttosto che un tu, inizi a perdere di vista una questione importante, non esistono altri prima di te, esiste un “insieme”.

E il giorno dopo è il pantalone di tuta che ha perso colore ed è consumato che ti tieni addosso, poi non controlli i capelli scomposti e spettinati, rinunci a quel filo di trucco, lasci ai piedi quelle orribili scarpe da ginnastica, indossi la giacca verde sul pantalone marrone con la maglietta rosso mattone. Ed esci di lì in poi ogni mattina in una condizione sempre più ingestibile, non ti rendi conto che hai intrapreso un cammino di non ritorno perché poi diventa tutto comodo e “normale” quando in realtà, se avessi occhi giusti per vederti e mente sana, comprenderesti che di “normale” nel tuo modo di “non amarti più”, non c’è proprio niente. E non è con la frase “è solo un periodo” che puoi salvare tutto il tuo mondo stravolto e capovolto, perché lo sai bene che non sarà né solo un periodo né tanto breve, diventa abitudine e quotidianità, ti ci vedi addirittura bene nei panni di un clown d’altri tempi ed inizi a pensare che hai cambiato stile perché “hai una certa età….ormai”.

Finchè non arriva il giorno in cui, non lo avevi previsto, ma dalla macchina devi scendere perché al finestrino ti bussa il maestro, la mamma dell’amichetta di tua figlia, la vicina di casa, il papà di X piuttosto che il nonno di Y o Dio solo sa chi ha deciso di bussare al finestrino della tua auto quella benedetta mattina. “Scusa volevo chiederti una cosa, hai un momento?”. Ti senti lentamente scivolare verso un senso di vergogna che non conosce pari, quella mattina hai dimenticato persino di lavarti il viso, hai ancora tracce del trucco del giorno prima, il rimmel sbavato, il segno della matita più marcato in un occhio che nell’altro…ma non hai scelta, dalla macchina devi scendere. “Eh…si…ciao…sai…sempre di corsa….mai una mattina tranquilla”, “Prendiamo un caffè al bar?”. E non puoi dire di no, proprio non puoi dire nulla, mortificata e a testa bassa parcheggi e ti avvii verso la gogna, pubblicamente giudicata e condannata dalla comunità del paese in cui vivi ormai da quasi quattro anni.

“Non amarsi più” è un inizio, l’inizio di qualcosa che devi imparare a conoscere ed accettare e soprattutto gestire, perché poi non è così semplice tornare indietro anche dopo aver subito il supplizio della lapidazione. Occhi come sassi puntati su di te, lanci netti e precisi, colpita a morte. Ma non basta. Perché la verità è che non solo non ti ami più ma ti stai nascondendo, lentamente ti stai ritirando, ti stai chiudendo, ti stai cancellando, stai pian piano scomparendo dagli altri perché il dolore profondo ti vuole invisibile e tu la vedi come unica soluzione. Ma non comprendi un’altra verità fondamentale, chi ti vede veramente continuerà a vederti in qualsiasi stato tu sia, chi ti vuole vedere davvero ti cerca, ti trova, ti stana sotto qualsiasi maglione verde marcio logoro, consumato dal tempo e dall’uso. Perché chi ti vede sotto il tuo travestimento da clown è chi ti ama e tu non hai in realtà bisogno d’altro.

Chi ti ama veramente, ti ama di più quando tu non ti ami più. Ti osserva, anche da lontano, ti tiene sotto controllo, ma non interviene, lascia che tu ti senta libera di essere te stessa sempre, di essere anche la donna che non si ama più, ma ti salva giusto quell’attimo prima che tu possa farti del male, ma del male veramente e fino in fondo, ma prima no, prima è accanto a te anche quando non lo vedi e non lo senti, ma è una presenza discreta e silenziosa, perché l’amore non ha bisogno né di rumore né di parole.

Desiderare di non esserci più, di diventare trasparenti al mondo interno, volere fortemente vivere come se al di là delle tue quattro mura non ci sia nient’altro che cielo e terra e mare, perché quelle cose che camminano su due gambe, gli uomini, fanno male, fanno troppo male.

Se indossi quei vestiti è perché la tua pelle nuda non vuoi più mostrarla a nessuno.

Se trascuri te stessa è perché l’attenzione che hai prestato fino a quel giorno maledetto, l’hai regalata a qualcuno che non ne ha saputo fare buon uso.

Se inizi a parlare meno è perché dalla tua bocca sono usciti fuori vocaboli meravigliosi che hai perso per strada ed ora non hai desiderio di fare ricerca, ne potresti, se fortunata, ritrovare solo alcuni che senza gli altri non avrebbero né senso né potenza.

Ma il miracolo della vita sta proprio nel “non senso”, che in realtà è solo apparente, poiché tutto ha un senso ed un dialogo continuo in questa nostra straordinaria esperienza. Accade che proprio non amandoti più, ti ritrovi senza cercarti e senza che nessuno più pronunci nemmeno il tuo nome. Un giorno, una settimana, un mese, un anno forse o qualcosa di più, una mattina come tante ti guardi allo specchio, non hai più trucco, non hai più l’affanno di essere “presentabile”, non hai la smania di “ingannare” il tempo che passa, la gente che non ti conosce, te stessa…sei cosi come sei, senza tinta e ritocco ai capelli, unghie limate, vestiti firmati, è passato tanto tempo da quella te che volevi cancellare persino dai ricordi. Non hai neppure il coraggio di alzare lo sguardo. Sono le sette del mattino dopo un’altra notte insonne. Al rallentatore, intorpidita ancora dal mancato sonno, lentamente, infinitamente con lentezza mirabile, in armonia con ogni cosa che ti circonda, dolcemente, ancora più lentamente, alzi lo sguardo e sei tu, finalmente sei tu, libera dal contrasto tra te e quell’altra, finita la lotta, la guerra, la battaglia, deposte le armi, sei tu, proprio tu, quanta pace in quello sguardo che non ha età, libera da giudizi, pregiudizi, malefatte, bugie, inganni e vergogna. E da lì sai che puoi ricominciare.

Ti sorridi, un filo di trucco, vestiti e scarpe, profumo e …via.

Non è cambiato molto sai, semplicemente hai sofferto tanto, il dolore ti ha distrutta ma ti ha rimesso in piedi perché tu potessi ricominciare con la consapevolezza che esiste un altro modo di esserci, più di prima, meglio di prima, bella come non ti sei mai vista. Sei tu con il cuore spezzato. Semplicemente.

 

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