Favola

1“Perchè non te lo so dire quello che devo dirti e allora mi invento una favola e te la racconto stasera per farti addormentare” “E’ bella questa favola? Potrò sognare ancora del nostro amore dopo il tuo racconto?” “No, non è bella, no, non lo potrai sognare mai più il nostro amore, ma il dolore sarà cosi forte da stordire il tuo cuore e farti addormentare” “Mi stai lasciando, vero?” “Da tempo ormai non sono più con te, non sono più con noi, mi sono nascosto tra cumuli di cose di cui tu mi hai riempito, mi sono fatto trascinare come nave alla deriva, poi finalmente il naufragio e l’approdo da annegato e come sempre in questi casi arriva qualcuno che vuole salvarti e tu non guardi chi sia o cosa sia o come sia fatto, ti lasci salvare perchè hai bisogno di respirare. E’ pura questione di sopravvivenza” “Ed io? Ti sei mai chiesto quanti naufragi ho dovuto affrontare? E quanti approdi? E quante volte sono annegata? Di quanto bisogno di aria avessi io, te lo sei mai chiesto? Ed il fatto che non mi sono mai fatta salvare da nessuno, ha importanza per te?” “Si, lo so, ma tu sei forte, ce la puoi fare da sola, io no, io ho bisogno di reti che possano ripescarmi e di ami che possano recuperarmi, sono un uomo, non è cosa da poco” “Ed ora? E adesso? E domani?” “Non devi provare rabbia, ma solo una grande pietà per me che non sono nient’altro che un naufrago recuperato, vestito di stracci, fradicio di vergogna, senza onore nè dignità nè carattere nè punti di riferimento, moribondo, incapace, disadattato, sconnesso. Se avessi avuto un cuore e una coscienza avrei deciso altri tempi ed altri modi, ma non penso che a me ed al mio bisogno di salvarmi. Mi aggrappo all’incerto ed all’ignoto pur di scappare dalla certezza di cui mi hai colmato minuto dopo minuto, ti sei mai chiesta se di certezze avevo bisogno io? Ho visto crollare monumenti intorno a me, padre, madre, famiglia, vagabondo di casa in casa e ad un certo punto mi son detto che le certezze mi fanno schifo, ci piscio sopra alle certezze, ci sputo sopra alle certezze, alle responsabilità che le colonne della mia vita avrebbero dovuto avere e che non hanno avuto, ognuno perso nel suo bisogno di salvare il proprio culo senza preoccuparsi dei figli che assistevano all’orrore quotidiano di una guerra che mi faceva vomitare sangue ogni giorno, lo capisci? La capisci la mia vita cazzo? Ti interessa qualcosa della mia vita?” “Io ti amo” “E quindi? E allora? Cosa ci faccio del tuo amore, del mio, del loro? Tutti dicevano di amarmi mentre mi distruggevano in nome dell’amore. Ma fanculo l’amore, gli amanti, le storie d’amore, le convivenze, le feste insieme a santificare i maledetti luoghi comuni, sacra istituzione la famiglia, tutti santi, buoni e belli, ne ho piene le palle. Ricordi il discorso di Marlon Brando nel film “Ultimo tango a Parigi”: “Te lo dico io il segreto di famiglia. Voglio farti un discorso sulla famiglia: quella santa istituzione inventata per educare i selvaggi alla virtù… E adesso ripeti insieme a me, santa famiglia, sacrario di buoni cittadini, dove i bambini sono torturati finché non dicono la prima bugia, dove la volontà è spezzata dalla repressione, la libertà è assassinata dall’egoismo…”, rimasi colpito da quella scena che non comprendevo perchè ero ancora un bambino e credevo nella cazzo della maledetta famiglia, mi avevano obbligato a credere che tutto si dovesse giustificare perchè ERA LA FAMIGLIA, che tutto era buono, sano, ma soprattutto giusto perchè arrivava dalla FAMIGLIA, stronzate, maledette stronzate, bugie, bugie, bugie, sporche menzogne con cui ho dovuto convivere fino al mio arrivo a Bologna. Non ne voglio amore, non ne voglio famiglia, non ne voglio figli, voglio solo dormire. E adesso se vuoi ti racconto la favola mia, quella in cui nessuno si ama e nessuno si vuole, e così sia”

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