I veri colpevoli

Non amo la parola colpa, cerco di non usarla mai, preferisco responsabilità, errore, vissuto, esperienza. Ma davanti a certe situazioni, inequivocabili, la parola COLPA è un dovere, un obbligo, una necessità ed una emergenza.

“Sai cos’è il bullismo?”

“Si, mamma, quando i grandi fanno cose sbagliate a quelli più piccoli”

“Sai cosa sta accadendo molto spesso ultimamente? Ci sono ragazzi che insultano e picchiano i loro maestri”

Sguardo sconcertato, sto guidando, imbottigliata in un traffico insopportabile ferma ad un semaforo rosso che si degna di rimanere verde per soli 5 secondi. Ne approfitto, come sempre ogni occasione è utile, per parlare con mia figlia di appena otto anni.

A questa mia affermazione Iris mi guarda in silenzio, i suoi occhi giganteschi color del cielo in tempo di pace e di misericordia, diventano ancora più grandi, enormi, infiniti.

Riprende la parola dopo qualche secondo di assoluto silenzio, credo non abbia neppure respirato.

“Mamma, ma cosa stai dicendo? Offendere, picchiare il maestro? Ma non è possibile”.

“Lo so amore mio, io amavo il mio maestro, era per me come un papà”, cerco di spiegarle con garbo e con accortezza quanto sta accadendo, i video postati su facebook, le notizie sui telegiornali, i racconti di compagni di classe e di maestri umiliati, le mie figlie per ora non hanno accesso a nulla di tutto ciò, tra qualche tempo sarà per loro naturale arrivarci se non direttamente attraverso i loro amici e compagni di classe, non potrò rappresentare un filtro ancora a lungo, le preparo al peggio, perché il peggio a breve le travolgerà come un’onda gigante che toglie il respiro e loro devono essere pronte, perché in qualche modo, in un modo o in un altro, a galla devono rimanere perché l’alternativa è solo una: affogare e morire.

Come si spiega, quello che sta succedendo, a figli più o meno “sani”, “corretti”, “educati”, “istruiti”, “positivi”, “sorridenti”, “felici”? E si, parole oggi quasi antiche, superate, “d’altri tempi”. Oggi i figli sono depressi, incazzati, volgari, ignoranti, arroganti, presuntuosi, pessimisti, alcolizzati, drogati e storditi, quando va bene, altrimenti, se proprio la vogliamo dire tutta e la vogliamo vedere con gli occhi non velati da quel sentimento buonista che è “l’amore della mamma”, figli violenti e pericolosi. Perché la società è malata, la scuola è vecchia, non ci sono soldi né posti di lavoro, le cattive compagnie, i traumi, le separazioni dei genitori, i nonni disinteressati, le baby sitter full time, l’i-pad, i cellulari e Dio solo sa quante altre belle e giuste giustificazioni. E no, e no, e no, io non ci sto più, non ne posso più di sentire tutte queste cazzate, pronunciate con quello sguardo di tristezza misto a rassegnazione che ormai i genitori hanno impostato come fosse un copione che ripetono con gli amici, i parenti, i vicini di casa, i maestri. La cosa più bella che ho sentito dire e che mi ha lasciata sgomenta è stata “E’ nato così, già da piccolo era così, disinteressato, remissivo, assente, sempre chiuso in camera sua. Vedi tizio, caio e sempronio, già da piccoli erano attivi e partecipi, lui no. E’ nato così e non ci si può fare niente”.

Ma cosa stai dicendo, cosa stai pensando di tuo figlio, sono programmati dall’aldilà i nostri figli? Cos’hanno un programmino impostato da qualche parte e se lo portano dietro quando vengono al mondo e poi se lo tengono invariato per il resto dei loro giorni? E tu? Caro genitore tu che facevi e dov’eri mentre tuo figlio era disinteressato, remissivo, assente, sempre chiuso in camera sua? Tu eri a cercare di ricomporre i pezzi per una ipotetica vita felice e soddisfatta, perché la realtà è che il fallimento dei nostri figli dipende dal nostro approccio con la parte più vera e profonda di noi. Diventando genitori abbiamo alcuni doveri-poteri fondamentali: esserci in un certo modo e con una certa stabilità, per un periodo abbastanza lungo da trasferire sui piccoli spettatori la sensazione che rappresentiamo un punto di riferimento, non un modello da ricopiare pari pari, ma un punto da cui partire, migliorandolo possibilmente.

Ma la verità è che noi genitori facciamo acqua da tutte le parti e presi come siamo dal tappare i vari buchi non ci accorgiamo neppure che i nostri figli sono soli in una continua altalena di possibili variabili, oggi è il lavoro, domani è la compagna, poi può essere la dislocazione geografica, e come se non bastasse arriva la crisi di mezza età, a cinquant’anni vogliamo fare i ragazzini giovani e audaci, ci sballiamo più noi che gli adolescenti, sempre in cerca di nuovi stimoli, il brivido, la sorpresa, il mistero, in preda a vere e proprie guerre ormonali come avessimo sedici anni, ma la verità è che siamo fuori tema e fuori tempo e la visione che diamo è patetica e ridicola. Se ripenso a mio padre a cinquant’anni sorriso alla nuova generazione e mi domando: ma che brutta fine abbiamo fatto? Non siamo né carne né pesce e i nostri figli saranno confusi e tormentati perché l’amore di un figlio porta inevitabilmente a voler somigliare al genitore e qui scatta il conflitto ed il senso di colpa. Riconoscere che i genitori non sono più il punto di riferimento e prenderne le distanze significa non amarli? Amarli a tal punto da diventare ciechi, sordi e muti, a testa bassa prendere il loro esempio e diventare come loro? Cosa terrorizza di più? Ma in che crisi terribile stiamo mettendo i nostri figli?

Non ci rendiamo neppure conto dei danni che i nostri pensieri e le nostre azioni stanno creando in un bambino cui l’unica colpa che gli si può attribuire è avere avuto un genitore inadatto, inaffidabile, egoista ed inconsapevole.

E si, e ora basta, i veri colpevoli siamo noi genitori quando pensiamo che “ma tanto è piccolo non capisce”, “vedi, vedi, vedi come si comporta? Non gliene frega niente di quello che dico e che faccio”, e certo se dici solo cazzate e fai solo cazzate, lui perché dovrebbe interessarsi al tuo mondo noioso e pesante quanto un macigno?

E’ impegnativo coltivarsi, amarsi, migliorarsi, è un costante impegno spesso ad occhi chiusi e con le braccia penzoloni, quando la stanchezza ti travolge a tal punto da mandarti in corto circuito e, sembra fatto apposta, in quel preciso momento in cui c’è un black out, i figli arrivano a ti chiedono di essere ascoltati o ti impegnano in qualche loro attività, ti coinvolgono con entusiasmo e coraggio in loro piccoli-grandi problemi ed un figlio se lo ricorda che in quel momento in cui stavi per andare in camera da letto a dormire, finalmente, alle undici di sera, hai improvvisamente d’istinto e senza pensarci neppure un attimo, cambiato rotta e traiettoria, hai preso una sedia, ti sei seduto ed hai ascoltato tutto quello che lui, con la pelle giovane e liscia come una pesca, aveva da raccontarti, perché gli orari potranno anche non combaciare mai, ma l’amore profondo e sano allinea tutti i pianeti delle diverse e lontanissime galassie da cui provenite e vi fa ritrovare in un punto comune chiamato “educazione al bello”.

Da piccoli i nostri figli non possono scegliere, questo è chiaro, in qualche modo sono coinvolti da tutto ciò che noi vediamo, pensiamo, facciamo, diciamo. Se stai sul divano a guardare certi programmi involuti e loro sono vicini a te, cosa devono fare? Assistono anche loro, inconsapevoli ed incoscienti attori di un futuro che tu, genitore di quart’ordine, hai programmato per lui.

Allora mi impongo di guardare anche io questa cosa, questa roba, seguo alcune puntate, in giorni a caso, saltuariamente, trattengo il malessere, devo farlo, è educativo, serve, è necessario perché io possa oggi, qui, scrivere con criterio e consapevolezza tutto ciò che DEVO scrivere.

Gente che urla, parolacce, insulti, senza valori, tragedie familiari, ignoranza, volgarità, mediocrità, nessun tipo di principio, di morale, tutto assolutamente dannoso, messaggi sbagliati, gente senza alcuna particolare inclinazione, senza cultura e senza potenzialità che giunge alla fama solo perché è bella, palestrata, truccata e svestita. Muscoli in bella vista, cervello inesistente, finte lacrime, istruzione assente, interessi immorali. Ma è una nostra scelta, giusto? Siamo noi che cambiamo canale e decidiamo cosa vedere, ma loro che colpa ne hanno? Crescono nella certezza che quello sia il mondo reale e che in qualche modo a quella gente devono somigliare per avere l’accettazione o addirittura per avere un lavoro.

Ma ciò che più peserà sul loro futuro è giungere alla consapevolezza che il genitore si nutre di quella roba e…. non sia mai un giorno dovesse arrivare per loro la rivelazione di un mondo fatto d’altro, quale crisi li aspetta ripensando ai genitori?

Stiamo crescendo involucri ripieni di spazzatura, ma non ci nascono così, questo è sicuro. Vengono al mondo come creature meravigliose, piccoli angeli con le ali, sognatori, fiduciosi, sorridenti, man mano che crescono perdono i sogni, la fiducia ed il sorriso e la colpa è solo nostra. I veri colpevoli siamo noi. Io non ho mai sentito né mia madre né mio padre dire “Io non rinuncio alla mia libertà per i figli”, tu, genitore, hai già rinunciato a tutto, libertà compresa, nel momento in cui hai deciso di allinearti ad un sistema e ad una società che non prevede la cultura, il sapere, l’equilibrio, l’armonia e la serenità. E su una cosa siamo tutti perfettamente d’accordo “Tale padre Tale figlio”, ovviamente con le dovute eccezioni.

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