L’educazione alla libertà, non il diritto alla libertà (che è un’altra cosa)

 

Io la parità non l’ho mai pensata, gli uomini e le donne sono diversi e per fortuna, è una cosa bellissima che dovremmo sponsorizzare su tutti i cartelloni, non il disprezzo ma l’amore per questa straordinaria conquista che nessuno ha mai voluto, sbagliando. Per esempio io non ho la forza fisica di mio marito e vedere negli occhi delle mie figlie quella ammirazione per il papà forte, straordinariamente forte, capace di prenderle in braccio tutte e due contemporaneamente (46 e 56 chili!) mi gonfia il cuore di gioia. Iris che si addormenta a chilometri di distanza dalla macchina, il papà che la prende in braccio e la “trasporta” fino a destinazione, il papà che porta su per tre piani da solo una lavatrice vecchio modello, lui che spinge una macchina lungo un percorso infinito, ripara un motore, collega fili elettrici e fa ripartire un motorino, taglia alberi, riposa poche ore a notte, guida la macchina su e giù per le autostrade di Italia e Europa, “sto bene” ripeteva incessantemente anche quando era stanco, malato, distrutto, sfinito, preoccupato, senza che nessuno se ne sia mai accorto. Mio padre si comportava allo stesso modo, una moglie casalinga, cinque figli, mai avuto un debito in vita sua, sempre sorridente e “felice” ed io che lo guardavo e mi domandavo che cosa avesse per essere sempre così felice e mai preoccupato, ma era preoccupato e come se lo era, ma nessuno se ne è mai accorto. Gli uomini non hanno le mestruazioni, i dolori del parto, la menopausa, le “paturnie”, gli sbalzi d’umore, i ragionamenti contorti, l’esigenza di “parlare” alle tre di notte, loro hanno un ruolo e noi un altro ed è bello così ed è giusto così, siamo diversi, ognuno migliore a modo suo. Sono semplici e “facili” ed “utili” e “necessari”, noi siamo un altro mondo, quello profondo, il “pozzo”, la “tana”, il “rifugio”, la CASA, il profumo del pane, le mani sporche di farina e loro di cemento, noi costruiamo nutrimento per il corpo, loro i mattoni che ci stanno intorno e non perché sono tutti muratori, perché sono concreti e ….forti. Ma tutto questo la società lo ha combattuto, regalandoci l’illusione ad entrambi, di poter essere uguali. La confusione ha gettato nel panico tutti e sono nati “i nuovi mostri”, gli odierni uomini e donne, le nuove figure genitoriali, il caos, il disordine, il terrore e di qui l’esigenza “indispensabile” di farsi del male a tutti i costi fino ad arrivare a distruggerci.

E quando arriva, quindi, il momento in cui ci si accorge che quella diversità, seppure giusta, sana, “normale” non fa più parte del nostro cammino, del nostro futuro e delle nostre scelte, si affrontano strade “impercorribili”, impraticabili, insostenibili, dove cadere e farsi male fino a sanguinare è inevitabile. E vorremmo iniziare un cammino diverso, ma possiamo forse noi scegliere? Viviamo in un mondo che ci da la possibilità di scegliere, cambiando? No. Inizia il calvario e per molte di noi non sempre finisce bene, non sempre finisce, si trascina per tutto il resto della vita, con “colpe” da pagare, conti da “saldare”, coscienze colpite a morte, ricatti economici e l’impossibilità a “vivere”, dobbiamo sopravvivere, perché abbiamo intrapreso una strada “senza l’uomo”. Le accuse sono innumerevoli, l’elenco è infinito, la società ci condanna a morte, non esiste riabilitazione, “dovevi stare al posto tuo”, per il bene dei figli, perché “ma da sola dove vai”, “hai 50 anni!”, ma che “mica crederai ancora a quella stupidaggine dell’amore, vero?”, la società non ci vuole, siamo “imbarazzanti” con le nostre esigenze, i nostri bisogni, le nostre “richieste”. “E mica penserai di avere lo stesso tenore di vita di prima, no?”, “Devi andare a lavorare”, “E’ finita la pacchia”. No, io non voglio lo stesso tenore di prima, altrimenti mi tenevo la mia vita di prima, idiota, io voglio la mia dignità, certo che vorrei un lavoro, cosa ti fa credere che io non lo voglia, ma una separata a 50 anni con tre figli chi la vuole? Di quale pacchia parli? Quale sarebbe la pacchia che è finita? Se era una pacchia, me ne sarei stata lì zitta e buona e me la sarei goduta la pacchia, invece no, non era una pacchia, non era nemmeno una vita, figuriamoci se era una pacchia. Ma le bocche sono fatte per parlare, quasi sempre a sproposito, ne ho sentite così tante da poterci scrivere non un romanzo, ma una enciclopedia, ho frasi, vocaboli, espressioni stupide e bestiali che vanno esattamente dall’a alla z e peccato che l’alfabeto sia così fortemente limitato, altrimenti si sarebbe potuto fare ancora meglio. La verità è che in questo nostro mondo così poco creativo manca l’educazione alla libertà, non il diritto alla libertà, che è un’altra cosa. Sulla carta, carta straccia oserei dire, il DIRITTO alla libertà è sancito, stabilito, scritto, ribadito, ma nella vita vera, quella che non è fatta di carte ma di carne, l’educazione alla libertà non ha vita e non ha morte, semplicemente non esiste. Bisognerebbe che tutti gli esseri umani, specialisti della materia e non, comprendessero che una donna che decide di “rinunciare alla pacchia” va rispettata non solo a parole, ma nei fatti, che datori di lavoro comprendessero le esigenze e le difficoltà di una madre sola, che l’idraulico, l’elettricista, il meccanico, il proprietario della casa in affitto, l’antennista, l’addetto alla caldaia, il falegname, bisognerebbe che tutta questa “brava” gente, avesse rispetto per una madre sola e non pensasse, ogni volta che se ne trova una sul proprio cammino, che è arrivata la povera stupida sola ed in difficoltà, “che tanto non ci capisce niente” se gli cambi una guarnizione o gli smonti l’intero motore della lavastoviglie, la sprovveduta, piccola fiammiferaia con il frigorifero vuoto, le bollette da pagare a fine mese, vestita come una polacca, trafelata, sudata e “senza estetista” ormai da anni, per non parlare poi del parrucchiere….che la ricrescita ormai si vede anche se ti copri gli occhi e ti tappi le orecchie, quella profondissima striscia bianca in mezzo ai capelli “fa luce” e vive ormai di vita propria. Insomma per farla breve, l’educazione alla libertà significa rispettare quella madre sola ed in difficoltà riuscendo a mantenere la capacità di guardarla come un essere umano e non come un “erogatore di moneta”, e si, perché ad ogni sua difficoltà sia pur minima, per loro rappresenta un intervento a tanti zeri, perché tanto è stupida, è impreparata, ma soprattutto è sola, è sola, è sola. Ma noi bancomat con i peli sulle gambe abbiamo imparato ad avere anche i peli sullo stomaco e abbiamo dovuto imparare a difenderci dagli avvoltoi, abbiamo divorato manuali di tutto, abbiamo chiesto a parenti ed amici, abbiamo scaricato video su youtube ed abbiamo iniziato a capire come funziona una macchina, giungendo alla lungimirante conclusione che non funziona solo con la benzina nel serbatoio, sappiamo come si “incriccano” gli ingranaggi di un elettrodomestico, colleghiamo modem e impianti vari, pitturiamo le pareti, incolliamo il battiscopa, teniamo in ordine il giardino ed in garage abbiamo finanche un assortimento di attrezzi vari che farebbe impallidire il più fornito negozio di ferramenta. E poi ci lamentiamo che i figli sono confusi sui ruoli? Nel mentre la mamma nel corso degli anni diventa Rambo, i papà sono ancora lì chiusi nel loro orgoglio ferito, chiusi nello studio dell’avvocato e del commercialista per intraprendere nuove strategie per colpire la donna “indegna ed ingrata”, hanno 50 anni anche loro, si rimettono a nuovo, si tirano a lucido, li vedi ogni sera in un locale diverso, all’acchiappo, si sentono “liberi”, ciancicano cazzate su facebook o su watsapp, bevono, fumano e tornano in palestra. Intanto i figli crescono e imparano a capire come non ci si deve comportare e come non si deve diventare. E le mamme, quelle poche che sopravvivono a tutto ciò, diventano l’amore più grande della loro vita, quelle che hanno reinventato e riscritto la storia di un tempo che non ha né dignità né vergogna.

 

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