L’équipe: Il cardiologo, l’ortopedico e l’astronauta.

 

CON DUE GAMBE O CON UNA? ALTERNATIVA AL CAMMINARE ….E’ POTER VOLARE

E si torna al solito vecchio discorso, ma proprio tanto vecchio, l’errore di dare tante cose per scontate. Eh si, eh già, si dice, si scrive, si parla, si fanno sermoni e discorsi da ogni tipo di pulpito, ma inevitabilmente si ricade sempre nello stesso vecchio e stupido errore. Un esempio banale: CAMMINARE SU DUE GAMBE. Un’affermazione apparentemente priva di senso, di gambe ne abbiamo due, da un po’ di tempo, ormai, mi pare sia assodato che ci siamo messi in posizione eretta e quindi se la logica non mi inganna, in piedi e su due gambe, si cammina….o no? Si, si, si, discorso che non fa una piega, tranne che nel momento in cui cadi e non riesci più a rimetterti in piedi, perché proprio non ce la fai, il fisico ha ceduto anche quando e laddove la mente cercava di fare di tutto di più per tener duro, svolgendo anche il lavoro del corpo, dell’anima e del cuore. Ma poi accade che di rimetterti in piedi, dritta, in posizione eretta proprio non se ne parla e allora…iniziano le riflessioni in posizione orizzontale guardando il soffitto. Non è nulla certo, nulla dovuto, nulla scontato, vale per ogni cosa nella vita anche e addirittura per le due gambe che abbiamo, per le due braccia, per due orecchie, due occhi, una bocca, un naso, due mani e due piedi e….se non erro un cuore. Non mi ero mai trovata prima d’ora senza l’uso di una delle due gambe, tranne per un breve momento durante il parto cesareo alla nascita di Maria, un’anestesia spinale mi aveva resa priva dell’uso temporaneo di entrambe le gambe, mai sensazione più atroce avevo provato in vita mia, tant’è che giurai a me stessa che mai avrei permesso a nessuno di rendermi simile ad un vegetale neppure temporaneamente e per un evento che avrebbe dovuto essere uno tra i più belli della mia vita. A distanza di appena e soli 18 mesi dalla nascita di Maria venne al mondo Iris, ovviamente, con parto naturale, senza alcun tipo di anestesia ed alla bella età di quasi 41 anni. Sentirsi nell’impossibilità, anche temporanea, di poter svolgere le tue cose ovvie, banali, scontate, quotidiane, non è roba da poco, occorrono stomaci forti e collaudati, menti ben lubrificate e quel solito cuore, che sempre se non erro, dovrebbe essere UNO. Ma inutile a dirsi, noi siamo geneticamente programmati dalla nascita o meglio ancora dal concepimento, a ripetere sempre gli stessi errori, ed ecco allora che le due gambe sono un DIRITTO di cui nessuno ci può di certo privare. Ma poi accade che, diritto o non diritto, le due gambe non reggono più e allora, la vista orizzontale ed il soffitto….per forza, e a tu per tu con te stesso, due conti proprio te li devi fare. Diamo tutto per scontato perché siamo arroganti, presuntuosi, schifosamente egoisti, menefreghisti, illusi, in una sola parola…poveracci. Le cose accadono agli altri e ai figli degli altri, alle altre famiglie, nelle altre città, sul posto di lavoro degli altri, in macchina, agli altri, nei locali, agli altri, dentro ai letti….degli altri. Ed è così che diamo per scontato anche l’amore, come fosse naturale credere alle parole che vengono dette ed alle promesse che vengono fatte, agli occhi che ti guardano e alle mani che ti toccano e ti stringono in abbracci che sembrano volerti dire “non ti lascerò mai”, appunto sembrano volerti dire ma poi, vai a scoprire che eri tu che avevi frainteso, mal interpretato, confuso, sopravvalutato, idealizzato…ma poi sarà andata veramente cosi? A volte credo di avere qualche certezza, alla mia età forse me lo posso permettere, e così come dico che abbiamo due gambe e camminiamo in posizione eretta ormai da un po’ di tempo, cosi penso di essere in grado di riconoscere certi abbracci che ti dicono, e dicono solo quello, “non ti lascerò mai”. E mi domando cosa ci sia di sbagliato nel credere ancor prima che alle parole, ad un certo tipo di emozioni molto più eloquenti di un po’ di vocali e consonanti messe in un ordine apparentemente sensato. Ma ho imparato alla mia età a dover necessariamente accettare che anche le certezze più certezze di ogni tipo di certezza (del tipo che mi chiamo Giovanna Carmela La Vecchia e sono nata a Crotone l’11 gennaio 1969), hanno un margine di “incertezza” che devi mettere in conto altrimenti rischi di ritrovarti a dover fare i conti con la posizione orizzontale ed il soffitto anche se non ti sei fratturata una gamba, ma peggio perché lo strazio ed il dolore sono più devastanti di un osso rotto, che il cuore quando lo spezzi poi non è proprio facile da rimettere insieme, che il cardiologo non è proprio lo stesso mestiere dell’ortopedico e comunque per certi cuori spezzati non basta neppure il cardiologo, ci vuole un altro mestiere e ben altra specializzazione. Io ho scelto il mio cardiologo di fiducia, in realtà si tratta di una équipe, molto in gamba, sono tre donne, anche simpatiche e comunque molto ben preparate, sanno fanno bene il loro lavoro, lo svolgono con puntualità, precisione e professionalità, costi contenuti, senza fattura ovviamente, ma vabbè mica si può avere tutto dalla vita, tra l’altro due dell’equipe sono anche molto vicine come sede, la terza un po’ distante ma più o meno a cadenze prefissate raggiunge le altre due per un consulto almeno mensile. Sono stata fortunata, sono una donna molto fortunata, perché alla posizione orizzontale vista soffitto, ho scelto di mettermi nelle mani di questa straordinaria équipe di professionisti, so di aver fatto la scelta giusta, anche se in ritardo, ma….per salvarsi tutto vale e tutto conta, ed oggi so che dare per scontato anche l’amore non da più valore all’amore, che avere due gambe per camminare non sempre ti permette di farlo su entrambe e con equilibrio e maestria, cosi come so che due occhi sanno anche mentire e le parole se le porta via il vento, e due orecchie non sempre servono ad ascoltare se il cuore non è predisposto ad ascoltare un altro tipo di dialogo. E so che la vita ti può mettere davanti a progetti terribili che tu scambi per ….futuro. Ma si, ma va bene cosi, alla fine di tutto mi rimane la fortuna della mia equipe di straordinari professionisti, so che ce la faranno e ce la faremo, tre donne in gamba, la mia equipe si chiama FAMIGLIA, le mie tre figlie, cardiologo, ortopedico e astronauta. A che serve un’astronauta in una équipe di medici? Serve moltissimo. Ti aiuta a vedere tutti gli altri mondi possibili, distanti dal tuo ma non impossibili da raggiungere. Perché se è pur vero che con una gamba non si riesce a camminare, è altrettanto vero che in alternativa al camminare, c’è sempre la meravigliosa possibilità di volare. By Giovanna La Vecchia

 

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