“Ora i pantaloni li porto io” (Lady Gaga)…senza rinunciare ad essere una donna.

Una fatica quasi “eroica” potrei definirla, un coraggio straordinario, un impegno quotidiano fatto di gesti che si ripetono fino allo sfinimento, energia, forze, tempo, soprattutto tempo. Una donna “deve” apparire come tale dopo una serie infinita di gesti ripetitivi, sempre gli stessi, come una litania, una nenia che alla fine, si è vero, rilassa e ci abitua a ritmi con cadenze prestabilite, ma è pur vero che stanca e annoia. Lo specchio, l’armadio, la scarpiera, l’estetista, il parrucchiere, il bagno, il centro benessere, le riviste di moda, i consigli delle amiche e di quelle più “esperte”, la profumeria, l’erboristeria, i negozi, le vetrine, i social, internet, i corsi….cazzate. Per cosa? Ci chiediamo e la risposta è una cazzata. Per noi stesse. Per sentirci bene con noi stesse. Cazzate. Come se il contenitore valesse più del contenuto. Cazzata. Lo facciamo per essere guardate, ammirate, invidiate, cercate, desiderate, volute. Usciamo tra la gente come bambole imbalsamate, orgogliose del risultato, sprezzanti di approvazione ci confondiamo tra la gente, con la certezza che nessuno “ci confonderà” con nessun’altra. Su tacchi a spillo altissimi, fasciate, scollate, truccate vogliamo apparire uniche ed indimenticabili. Prede ambite come trofei. Noi e nessun’altra. Cazzate. Investiamo un capitale in questa opera monumentale e poi condanniamo il “maschio” perché “pensa solo a quello” e a cosa dovrebbe pensare un uomo se ci presentiamo così, senza la minima percezione dell’errore che stiamo commettendo? La tentazione, i commenti con le amiche, le battute, il sarcasmo, l’ironia, la volontà chiara e precisa di essere quello che siamo, una “bella cosa” da toccare e da sentire, non con il cuore e con l’anima, ma con le mani. E lui ci guarda come se fossimo la cosa più importante della sua vita, dopo averci visto per cinque minuti. No, no, no, non farlo, uomo cerca di essere tu migliore di noi, non cadere in questa perversa rappresentazione teatrale, non mi guardare così dopo cinque minuti, non sai nulla di me, non mi conosci, non sai chi sono e cosa voglio. Guardami così dopo uno, tre, sei mesi, dopo aver parlato con me, passeggiato a piedi nudi sulla sabbia, condiviso i pasti, un libro, un film, un concerto, dopo avermi sentita parlare, non solo dopo un ciao. Perché è chiaro che se mi guardi così dopo un saluto, quello che vedi di me sono due tette, un culo, due gambe, i fianchi e tutto il resto….roba, solo roba. E questo non può portare molto lontano. Guardami così quando sono in pigiama, spettinata, raffreddata, struccata ed incazzata con te, con Dio e con tutto il mondo. E tu abbracciami e guardami con quegli occhi. Merce senza alcun valore, lo vogliamo noi e poi accusiamo l’uomo, il sistema, la società, i tempi che sono cambiati ed i valori che non esistono più. Siamo noi donne a non esistere più. Chi di noi si è mai presentata ad un colloquio di lavoro, non dico sciatta e trascurata, ma “normale”? Nessuna. Parrucchiere, estetista, tailleur, tacchi alti, mascara e rossetto, nulla lasciato al caso, tutto “premeditato” perché sappiamo bene, ne siamo consapevoli, che tra noi ed un’altra “bruttina” di certo “il capo” sceglierà noi e poi una bella mattina, dopo il caffè, ci metterà una mano sul culo e noi proveremo sdegno e disgusto e condanneremo il malcapitato, lo chiameremo “il solito porco” ed entreremo in crisi e faremo i soliti discorsi moralisti pensando che non saremo certo noi a cambiare il mondo, e chi se non noi? A chi toccherebbe questo compito impegnativo? A quella bruttina? A cinquant’anni ho capito che essere donna è un’altra cosa. A febbraio per un brutto incidente al ginocchio ho dovuto abbandonare i tacchi, mi dicevo, per un periodo, ferma per oltre un mese e mezzo ho dovuto smettere di “prendermi cura di me”. E da subito non mi è sembrato un così grave danno. Non potendo guidare la macchina ho dovuto rinunciare anche a parrucchiere ed estetista, ed anche questa faccenda non mi ha spaventata più di tanto. Avendo fatto da poco un trasloco la maggior parte dei vestiti si trovava depositata nel garage della mia nuova casa ed ho dovuto adattarmi con quello che avevo a portata di mano, con un menisco ed i legamenti frantumati non era il momento giusto per occuparmi di svuotare e sistemare gli scatoloni. Ed anche a questa situazione mi sono adattata facilmente senza grossi sacrifici. Poi i mesi sono trascorsi ed un infinito senso di pace si delineava all’orizzonte, il tempo si dilatava, quello che non impiegavo più per la cura del mio corpo potevo dedicarlo alla lettura, al sonno, ai film, alla musica. Dopo mesi di questa “forzata inattività fisica” mi sono ritrovata “al naturale”, pulita, anzi ripulita, sana e bella come forse non lo ero mai stata prima d’ora. Ora che il tempo ha piano piano ristabilito il mio fisico non ho voglia di risalire sui trampoli, di entrare in vestiti seducenti e provocanti, posso guidare ma ho dimenticato la via del parrucchiere e dell’estetista, ho recuperato tanto di quel tempo da non credere che una giornata possa essere così tanto lunga. Ma posso dire di non essermi sentita mai tanto donna come in questo preciso momento della mia vita. Non mi va più di giocare a guardia e ladri, qualcuno penserà che sto invecchiando, ci potrebbe anche stare, a cinquant’anni ci potrebbe anche stare. Ma il punto è che non mi sento per niente vecchia, lo spirito è quello di una bambina e le bambine sono pulite e non cambiano il proprio corpo, lo accettano e lo vivono con una grande serenità, sono ingenue, sane, ma vivaci ed amano giocare, ma ai giochi giusti, all’aria aperta con un pallone, un elastico ed un aquilone. E al massimo la più grande cazzata che fanno è rubare la cioccolata che la mamma ha nascosto in cucina. Peccato aver giocato per tanto tempo al gioco sbagliato, non mi sono divertita poi tanto, le mie figlie si divertono molto di più, con una maglietta bucata e con qualche macchia di colore, scarpe da ginnastica, il volto immacolato, un libro in una mano ed un pennello nell’altra, anche la grande, alla quale non ho dovuto insegnare proprio nulla, il suo percorso lo ha fatto al contrario ed è arrivata esattamente dove voleva arrivare, senza compromettersi l’anima. E’ da dentro che dobbiamo partire ed è quella la parte che bisogna far conoscere, a chi la sa comprendere. Che di tette e culi è pieno il mondo, le piazze, le strade, gli uffici, i negozi, ma non è quella la parte che dobbiamo andare ad impolpare ulteriormente, c’è sovrabbondanza. Siamo donne e le donne, quelle vere, profumano di biscotto e miele, che Prada costa troppo ed alla fine svanisce pure in fretta, senza lasciare nessuna traccia se non sui vestiti di quell’uomo che torna a casa la sera dalla moglie con un sorriso da coglione ed il suo ego ingigantito. Cazzate. E così sia.

 

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