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SAPER VIVERE BENE – Quando è una questione di intelligenza e di cuore

Di lei non so quasi nulla, se non che ha gambe bellissime. Ma a quanto pare è anche una donna intelligente ed ironica. Sto parlando di Alessia Marcuzzi. Per caso ascolto la sua intervista in una delle tante trasmissioni televisive. Arriva subito dopo Fabrizio Corona. Ho ascoltato pure lui. A dire il vero mi è sembrato un soggetto abbastanza “vero” nella sua finzione, nel senso che lui si pone esattamente per quello che è, piaccia o meno la racconta esattamente così com’è, e non è poca cosa. Ritornando ad Alessia, la mia attenzione viene catturata dal discorso che fa sulla famiglia allargata. Spigliata, semplice, vera anche lei, serena come poche, equilibrata, onesta, pulita, per bene, parla delle sue ultime vacanze, tutti insieme, ex marito, figli avuti con un primo marito poi con un secondo marito e via dicendo, nuove compagne degli ex mariti, forse anche altri figli acquisiti. Dalle foto sembrano tutti felici. Ma l’argomento più interessante che tratta è quello riguardante la modalità con cui raggiungere un risultato così importante. Come si riesce a rimanere tutti amici? La prima questione che tratta è quella economica. Racconta quanto sia facile andare tutti d’accordo quando non ci sono questioni economiche da affrontare, di certo la sua indipendenza economica fa si che non ci siano litigi e ritorsioni su alimenti e mantenimento. Fin qui nulla di strano, ma ciò che fa piacere è il fatto che lei ne parli con estrema naturalezza. Lo racconta ed anche questo non è così ovvio e scontato. Deduco che non ha preteso alcunchè dai suoi ex mariti ed anche questo non è per niente ovvio e scontato. Ha avuto uomini importanti dai quali avrebbe potuto pretendere ma non l’ha fatto, consapevole che ponendosi in una posizione di pretesa economica avrebbe fatto saltare qualsiasi tipo di equilibrio e di serenità, per i figli in primis. La seconda questione è l’amore che finisce, cioè tra i due ex non ci devono essere più legami d’amore altrimenti e chiaramente uno dei due, o entrambi, inevitabilmente scivolerebbe in un sentimento di “risentimento”. Ed infine parla di complicità tra donne, e qui è anche la vera forza ed il vero coraggio per mantenere un sano rapporto anche quando si diventa ex. Perché alla fine è fin troppo facile comprendere che se le donne si rispettano e si apprezzano reciprocamente, come reazione a catena, arriva la tranquillità dei rispettivi uomini che, non sentendosi in perenne bilico tra il prima ed il dopo, tra il passato ed il presente, riescono a predisporsi per un pacifico futuro.

Un esempio eccellente di come dovrebbero andare le cose dopo una separazione. E’ vero spesso ci troviamo difronte alla situazione in cui la donna non è una famosissima showgirl, anzi, spesso si ritrova casalinga in età avanzata con la quasi impossibilità di ricostruirsi una stabilità economica. Ma anche in questo caso, secondo me, il marito, l’ex, non dovrebbe perdersi d’animo e armato di sana e robusta pazienza, dovrebbe saper sostituire il disprezzo e la totale mancanza di considerazione di colei che fino al giorno prima considerava brava mamma e brava donna di casa, con una attiva partecipazione alla ricostruzione del suo domani. Cioè aiutarla a trovare un lavoro, una sistemazione, una dignità non fatta di assistenzialismo, ma di “protagonismo”. Ma quante volte accade? Mai. L’uomo, l’ex, improvvisamente pretende che la donna si tolga il grembiule, si lavi le mani sporche di farina, si rimetta in sesto, in linea, parrucchiere, estetista, dietologo, personal trainer e quant’altro e da un giorno all’altro rientri, come se nulla fosse, nel mondo del lavoro, che nel frattempo è lontano anni luce da quello che era fino a qualche anno prima, molto più articolato e complesso. Tutto ciò risulta pressochè impossibile, anche per una questione di tempo, perché l’uomo, l’ex, tra tutte le sue pretese, ha anche fretta, il tempo gioca a suo sfavore, più tempo passa più lui deve “dare” a “quella lì” che pretende, addirittura, di pagare una casa, le bollette e la spesa. E che diamine, ma guarda tu che pretese, “quella lì”. Stiamo parlando spesso di una donna con cui ha trascorso dieci, venti o anche trent’anni, nonché madre dei suoi figli, “quella lì” è diventata improvvisamente. Pure i soldi del parrucchiere vorrebbe, ma che follia. Ma non la volevano curata e ben tenuta, quella lì? Si, finchè viveva sotto lo stesso tetto e nello stesso letto, ora….chi se ne importa, che si confonda pure con i barboni, i senzatetto, gli extracomunitari, che si collochi su un barcone e non rompa le palle, altrimenti adesso “perdiamo pure la pazienza e nemmeno i soldi per la spesa le diamo a quella lì”. Ma pensare di sostenerla no? E non parlo dell’assegno o del bonifico a fine mese, parlo di “incoraggiamento” questa strana parola del vocabolario a noi tutti sconosciuta.

E non competere con il nuovo compagno di lei o con la nuova compagna di lui? Ne vogliamo parlare? Perché mettersi lì a fare quell’attenta ed acuta analisi con paragoni misti a ricordi, pretese, commenti, insulti ed ironiche considerazioni? Ma se si accettassero con serenità le reciproche scelte? Se non si paventasse ai figli sempre e comunque lo spauracchio del “nuovo papà” o della “nuova mamma”? Non si può diventare mai “estranei” dopo una separazione, è questa la convinzione più dannosa di cui vogliamo appropriarci pensando così di soffrire meno l’allontanamento e i sensi di colpa per l’”errore” che ci convinciamo di aver compiuto “scegliendo” la persona che abbiamo amato. Non c’è errore laddove c’è amore e famiglia e profumo di pane cotto al forno. Ogni volta che “compongo” l’impasto con acqua, farina, sale, lievito, olio, un uovo ed un po’ di yogurt magro, mi sento famiglia, sono una famiglia, quella attuale, quella di prima, quella che sarà domani, non importa, mi sporco le mani con qualcosa di “pulito”, di sano e di vero, il concetto di famiglia. Non penso di aver sbagliato vita, uomo, casa, paese, penso di aver vissuto, una vita come tante, una esperienza come tante, un sogno come tanti. E sento il bisogno incontenibile di rispettarlo questo concetto che forse, oggi più di ieri, è così tanto reale da farmi sentire serena e realizzata, pur con la consapevolezza della conclusione (non della fine, non del fallimento) del mio matrimonio ma non della mia famiglia. Non penso mai a parole come finito, distruzione, errore, sbaglio, dolore. Vedo occhi luminosi, cuori a battito doppio, menti illuminate e sogni giganti, forse se errore c’è stato posso dire sia stato proprio questo, aver avuto sogni troppo grandi che inevitabilmente hanno portato ad illusioni altrettanto grandi ed a delusioni ancora più grandi. Ma poi anche volendo ammettere di aver fatto tutte queste cose, tutte insieme, troppe, tante, “assai”, a che serve ora ripeterselo incessantemente come a volersi ricordare che “a tornare indietro non lo rifarei”, non si torna indietro, e no, proprio non si torna. Si deve andare avanti. E allora dico a tutti gli ex, a tutte le ex, ai nuovi compagni, ai figli, ai nipoti, ai parenti ed agli amici, serve una sola parola, una, quanto è facile, “collaborazione”. Quanto sarebbe semplice e rapido “risolvere” le separazioni se ognuno di questi personaggi facesse una sola cosa, collaborasse, se ognuno dei “nuovi protagonisti” di questa “nuova storia”, l’ex marito, l’ex moglie, i nuovi compagni, gli amici dell’uno e dell’altro, gli amici comuni, i vicini di casa, i parenti, i conoscenti, si attivasse in una sorta di mutuo soccorso. A parer mio si svuoterebbero le aule dei tribunali, gli studi degli avvocati, le stanze degli psicoterapeuti, dei mediatori, dei medici e con tutti quei soldi malspesi potremmo comprare la felicità, un biglietto del cinema, del teatro, di un concerto, un libro, un viaggio ed una scatola di cioccolatini e perché no, un bellissimo mazzo di fiori con un biglietto “Non sono più tuo marito, ma ti voglio bene e ti auguro una vita meravigliosa anche senza di me e vorrei tu portassi sempre dentro di te quel poco che ti ho dato con tutto l’amore che avevo e che oggi porto ancora dentro di me come il ricordo più bello”.

Dedicato a tutti i separati in ogni parte del mondo.

Gio

Comments 3

  1. Chiara

    Profondo e vero quello che c’è scritto… raramente mi fermo a leggere cose lunghe ma sono stata rapita dalla prima all’ultima parola. Solo credo sia meno semplice di come appare… i sentimenti e le emozioni a volte ci trasformano in persone che non crediamo di essere e da cui dissentiremmo se qualcuno ce ne parlasse… eppure accade. La rabbia e la delusione che ci pervadono quando un amore finisce a volte sono troppo potenti e prendono il controllo su di noi. La parte difficile è saperli trasformare in emozioni positive, in energia e creatività… in collaborazione come dici tu. Ma quante volte ci si riesce davvero? Poche purtroppo…

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