Senza “indegna” sepoltura

“Mi vuoi dire qualcosa vero? Forse mi devi raccontare qualcosa?” “Ni, si, no, ma che ne so, non lo so, si, no, da qualche giorno mi passa per la testa una strana sensazione, vorrei scriverla ma come inizio chiudo il computer in malo modo e continuo ad essere insofferente, ma so che se questa cosa non la faccio, diventa sempre peggio, la devo fare, si, devo” “Che cosa devi fare?” “Lo devo seppellire e devo necessariamente fargli un funerale, ma sai, è difficile, perché è morto da tanto ormai ed ora…dove lo metto, che messa devo fargli dire? Quello del mese, dell’anno..e poi…ma si devo farlo”

Ed inizio così.

Due giorni fa è arrivata una notizia che attendevo da un anno e mezzo, definirlo ennesimo miracolo è riduttivo, è qualcosa che mi impone di fare qualche altra cosa per riconoscenza, per saldare un debito, per ripagare la vita, per dovere, per obbligo, per onestà. E allora credo che sia giunto il momento di celebrare il tuo funerale, è arrivato il momento di farti morire, morire davvero questa volta, per sempre, non morire così tanto per dire, morire davvero, cessare di farti esistere dappertutto, dove sei sempre stato fino ad oggi, non hai più un ruolo, un senso, una sostanza ed un posto in questo mio mondo, che è fatto di tanti sottomondi, quello reale è solo una delle varie collocazioni che hai avuto, che ti ho dato, e poi quello letterario, quello ideale, quello fotografico, quello poetico….non esistevi da nessuna parte ed io ti ho fatto esistere in mille posti diversi, ognuno di questi meraviglioso. Ma oggi che non fai più parte di nessuno di questi mondi, il continuare a scrivere di te appare come un modo per continuare a farti esistere, bene o male non importa, in ogni caso continui a vivere e questo non può più essere tollerabile. E che si dice di uno come te al suo funerale? Solitamente ai funerali non si dice mai la verità, pare che se uno lo seppellisci per quello che era, non so, pare “brutto”, come se la morte fosse una valida motivazione per cancellare tutto d’un botto il brutto di cui una persona era fatta o il brutto in cui ha vissuto o ha fatto vivere gli altri. E allora, siccome io, come sai, vado sempre controcorrente e non amo fare le “solite cose” che mi avrebbero consentito una migliore integrazione in questa società di “vie di mezzo”, allora sai che c’è? Ti faccio un funerale vero, dicendo a tutta la vasta platea intervenuta, perché pare fossi ancora giovane ed in buona salute, chi eri veramente in vita e chi continuerai a rimanere pure da morto, nell’aldilà, che siccome sta di là e non di qua non significa che non sia o non debba essere un logico e coerente proseguimento. Lo so, risulterò impopolare, perché alle mosche che girano intorno alla merda non piace certo che qualcuno gli ricordi che….comunque vada ed in qualunque direzione girino, sempre intorno alla merda persistono e perdurano.

“Carissimi siamo qui riuniti oggi per dare l’ultimo saluto al caro amico scomparso premutaramente il 27 settembre, potremmo dire tante belle cose su di lui, se ce ne avesse dato modo, ma purtroppo dobbiamo riconoscergli il merito di essersi palesato piuttosto bene, soprattutto in punto di morte, quando prima di dare l’addio a questo mondo, ha saputo molto bene esprimere con i fatti e le parole, la sua vera natura di essere immondo, quale forse nessuno di noi veramente conosceva fino in fondo. Diamogli atto, in ogni caso, di aver voluto salutare questo mondo con estrema sincerità, senza mezzi termini e senza finzione, è apparso così com’era in tutta la sua indegna ed ignobile natura. E allora amici cari, la legge divina mi impone di celebrare ugualmente un funerale, anche se il caro estinto meriterebbe di essere dimenticato, presto, il più presto possibile, senza neppure una “indegna” sepoltura. Ma siate clementi anche voi, come lo sono io, e allora salutiamolo tutti insieme più o meno affettuosamente, presto di lui non ci ricorderemo più, delle sue malefatte, dei suoi raggiri, delle sue truffe, della sua pochezza d’animo e del suo squallore, non conserva memoria nel cuore di nessuno chi non ha agito con bontà ed onestà, chi ha approfittato a man bassa, chi ha solo preso, chi ha illuso, chi ha fallito con l’intento di fallire, chi ha distratto gli altri dai loro nobili intenti per accaparrarsi solo qualche manciata in più, briciole di vacuità in un mondo di dannati intenti. E chissà in quali mani ora andrà la sua anima e chi avrà il compito di seguirlo di là, quello che noi possiamo dire, per dovere di onestà, è che di certo per noi tutti è stata una grande liberazione. Ed ora fratelli cari torniamo alle nostre case ed alle nostre famiglie, consapevoli noi tutti del grave pericolo che abbiamo scampato. In casi come questi, la procedura non impone nessuna preghiera a conforto del defunto. La messa è finita andate in pace. Amen”

 

E di lui non se ne sentì più parlare e nessuno versò lacrime. Era solo un uomo, un uomo di merda, un grandissimo uomo di merda.

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