“Un caffè…normale, grazie!”

 

“Ah bella, buongiornooooooooo!!! Ma chi sssseiiii venuta stamatina, co tu sorella?”, “Buongiorno a te, no è mia mamma” “Anvediiiiii che roba…e ndo te la tenevi nascosta sta mamma, sotto ar letto?????”. Questa sarebbe una normale colazione in un normale bar di una città che tutto è fuorchè normale: Roma!!!! Dialogo tra il barista e mia figlia Chiara, accade, sempre più spesso, quando andiamo in giro insieme. Per le strade di una qualsiasi città, ma a Roma, andare in giro io e lei significa letteralmente che “non ce n’è per nessuno”, ovviamente non si tratta di bellezza ma del nostro unico quanto veramente stravagante modo di interagire. E’ vero sembriamo sorelle, ora più che mai, io 49 anni e lei 33. Due gocce d’acqua, ahimè, in ogni cosa. Risate a crepapelle, dialoghi ad alta voce, litigi furibondi e baci sulla bocca in ….pubblico. I passanti ci osservano, che ci abbiano scambiato per una coppia ormai è cosa consolidata, al più per sorelle, vista la straordinaria somiglianza, ma di certo mai per mamma e figlia. “Beh vedi di conciarti bene se vuoi uscire con me, sembri una ragazzina, ma dove vai?” “Ma che devo sembrare una vecchia?” “Vecchia no, ma più giovane di me, no…e che cavolo” “Forse più bella di te….vorrai dire, secondo me non ti preoccupa il fatto dell’età quanto quello della bellezza…ma che sei invidiosa? Ah ah ah…” “Ehhhhhhhhh più che???? Più bella di me? Ma finiscila….mi stai facendo innervosire…come sempre, ovviamente, sei insopportabile”. Io me la rido, mentre lei si irrita e comincia il suo insopportabile atteggiamento di sfida. “Un succo di mirtillo e….mamma tu che prendi?”, “Un caffè grazie”. “Macchiato? Lungo? Corto? Come te lo faccio sto caffè, a bella…” “Normale, grazie, da oggi in poi voglio tutto normale nella mia vita…grazie”, “Anvedi come se presenta bene tu mamma, ma che sei na poeta? Nun ce posso crede, ci avevi na mamma giovane, bella e pure accurturata e nun ci hai detto niente, aho ma sei npoco nfame però….”. Chiara si innervosisce, da sempre vorrebbe una mamma con la quale andare in giro senza che nessuno la noti, la guardi, faccia commenti e considerazioni varie, insomma un essere assolutamente insignificante e trasparenti agli occhi di tutto il mondo tranne ai suoi…i figli, quanto si preoccupano i figli dei genitori! Mi guarda, mi sorride, le è piaciuta la mia frase, la tranquillizza, io che al solo sentire la parola normalità impallidivo e mi sentivo svenire, una vita a rincorrere sempre qualcosa di unico e speciale, perché per me normalità era sinonimo di anonimo, insignificante, noioso, insopportabile. Ed eccomi ora a sperare, almeno da qui in avanti, visto che purtroppo indietro non si può tornare, che tutto sia normale, che la mia vita sia normale, che tutto ciò che mi accade sia normale e che le persone che incontrerò lungo il mio cammino, siano NORMALI.

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