Un’analisi inquietante

 

Riflettevo su qualcosa di talmente inquietante che ormai da giorni non faccio che pensarci. E quindi, come sempre, trovo sfogo utile nello scrivere il mio tormento. Solitamente se lo tiro fuori, il mio malessere, e lo sparo on line, dopo, mi sento meglio. La condivisione aiuta a sopportare qualsiasi cosa, è provato e dimostrato scientificamente. Ma come saranno le coppie di domani? Ho tre figlie, di cui due ancora piccolissime, e la domanda mi sorge spontanea, il problema me lo pongo ed il quadretto che si delinea è veramente inquietante e debilitante. Faccio un monologo in macchina sul lungotevere a Roma, poi chissà perché m’è venuto in mente proprio in quel momento. Ormai la mia quasi totalità della giornata è composta da scrittura, lettura, monologhi ad alta voce e registrazioni vocali mentre guido, per fortuna ormai nessuno ci fa più caso, con la nascita miracolosa degli auricolari se qualcuno ti vede parlare da solo pensa di certo che da qualche parte hai inserito un congegno favoloso per parlare al cellulare, non necessariamente deve vedersi, di certo si pensa che ci sia, perché è il pensiero più veloce che ti possa venire piuttosto che immaginare che qualcuno stia più semplicemente parlando da solo, non necessariamente essendo folle ma solo perché deve farsi un discorso ad alta voce altrimenti se lo dimentica, è il mio caso. Anche dovuto al fatto che ormai gli amici dopo le prime due parole non mi ascoltano più, dicono che faccio discorsi troppo profondi, quindi, noiosi. “Ma decidere nell’immediato che film andare a vedere no? Dobbiamo sempre scassarci le palle con discorsi esistenziali sulle problematiche attuali che affliggono l’universo?”, “Ma che mi frega a me il film che dobbiamo andare a vedere, e poi decidere cosa? Ho già deciso leggendo critiche cinematografiche, documentandomi su internet, dopo un’attenta analisi che vada a comparare perfettamente il rapporto tra tempo impiegato e utilità, se passo due ore che almeno possa dire di tornare a casa con un arricchimento ed una crescita personale”. “Tu ti stai ammalando, spero te ne renda conto”. Dialoghi frequenti, ahimè.

Ebbene si probabilmente mi sto ammalando di quella rara ed incurabile malattia chiamata “analisi personale”. Voglio vivere bene e per farlo ho necessariamente bisogno di comprendere il genere umano che mi circonda e con cui, sempre ahimè, devo convivere senza necessariamente dissotterrare l’ascia di guerra, sempre e comunque o per partito preso.

Tornando al mio pensiero inquietante sulle coppie di domani.

Allora è plausibile che i nostri figli incontrino compagni, amanti, mariti, fidanzati, amici che siano, date le statistiche, anch’esse inquietanti, figli di separati, divorziati, vedovi e fin qui, pare, sempre a detta delle statistiche, nulla di particolarmente ed apparentemente preoccupante. O meglio, figli di separati “normali” o “anormali”? Che poi normale e anormale starebbe per? Vengo e mi spiego come diceva Totò. Questi ragazzi e ragazze figli di separati vengono da famiglie dove si è arrivati ad una separazione in modo pacifico e sereno oppure attraverso anni di tribunali, giudici, avvocati, assistenti sociali, psicoterapeuti, mediatori familiari e quant’altro? Perché, beh, la situazione è assai differente. Sono figli più o meno “mentalmente stabili” o depressi, devastati, straziati, distrutti, in analisi, dipendenti da psicofarmaci, alcol, droghe leggere e/o pesanti? E comunque le coppie di domani avranno quelle che la nostra società chiama “famiglie allargate”, ovverosia, il padre e la madre dopo la separazione si sono rifatti una vita, allora ognuno di loro ha ricostruito una famiglia, ha fatto figli con il nuovo/la nuova compagna, che a sua volta probabilmente arriva alla nuova famiglia già col suo bagaglio di ex mariti/compagni, figli, debiti, assegni di mantenimento, tribunali, giudici, avvocati, assistenti sociali, psicoterapeuti e mediatori familiari. I nostri figli festeggiano mediamente due compleanni, natale, capodanno, pasqua, ferragosto, anniversari, laurea, specializzazione, feste in città diverse con i vari diversi parenti, il padre che vive in Alaska con la sua nuova compagna con i nuovi figli ed i figli di lei, la madre che vive in Nuova Zelanda con il suo nuovo compagno, con i nuovi figli ed i figli di lui, e poi ci sono i nonni paterni, i nonni materni, i primi vivono in Abruzzo, gli altri in Calabria, gli zii paterni sono emigrati in America e quelli materni in Africa perché hanno deciso di fare volontariato per i bambini analfabeti o malati. Io a questo punto sto per sentirmi male, ma devo necessariamente continuare il mio discorso, perché la riflessione a questo punto è solo all’inizio. Perché affrontato il caso dei figli di separati o divorziati o vedovi bisogna, viste le statistiche, ahimè, inquietanti, affrontare l’ipotesi dei figli dei “casi gravi”. E’ cosi assai improbabile che domani i nostri figli arrivino a casa presentandoci il proprio compagno/compagna che viene da una famiglia in cui il padre ha ammazzato la madre o la madre ha ammazzato il padre? E poi magari dopo che ha ammazzato il coniuge si è suicidato. Oppure uno dei due genitori ha sterminato l’intera famiglia? I nostri figli potrebbero avere un compagno/compagna che ha assistito, incredibilmente salvandosi, alla morte dei propri fratelli o sorelle per mano del padre o della madre. Ragazzi che hanno visto i genitori accoltellarsi o gettarsi giù dal balcone al quarto piano. I nostri figli potrebbero avere compagni di vita con i genitori morti ammazzati, o in galera, o suicidi o…. a questo punto mi sento veramente male. “Benvenuto, piacere di conoscerti”, dopo i soliti convenevoli, del tipo come ti chiami, cosa studi, dove lavori, si passa al “cosa fanno i tuoi genitori?”. Risposte possibili, sempre secondo le statistiche, ahimè, inquietanti: “Mio padre è in galera, ha sfigurato con l’acido mia madre aspettandola sotto al portone di casa, perché non accettava la separazione, mia madre aveva un amante, mio padre ne aveva due, mia madre era rimasta incinta del nuovo compagno e mio padre viveva con la sua amica di 37 anni più giovane di lui. Ho due sorelle avute da mio padre e mia madre, prima che mio padre sfigurasse mia madre con l’acido, chiaramente. Poi un fratello che mia madre ha avuto con il nuovo compagno che a sua volta aveva già tre figli. Mio padre poi ha avuto due figli con la nuova compagna che a sua volta aveva quattro figli dal precedente matrimonio”. “Mia madre ha dato fuoco alla macchina di mio padre mentre lui era a bordo, purtroppo non ce l’ha fatta ed è morto”. “Mio padre ha cosparso mia madre di benzina e poi le ha dato fuoco”. “Mio padre non accettava la separazione, ha portato mia madre in aperta campagna, l’ha uccisa e poi l’ha gettata in un fosso. In un primo momento si è finto innocente, poi preso dai sensi di colpa ha confessato tutto ed ha portato gli inquirenti sul luogo del delitto, cosi abbiamo potuto fare un funerale a mia madre”. Ma sono dialoghi cosi tanto improbabili? La mia ricostruzione è così tanto lontana dalla realtà? E noi genitori davanti ad una situazione del genere che tipo di reazione potremmo o dovremmo avere? Se accadesse domani a qualcuno di noi, che cosa è lecito provare? E’ la nuova società, sono figli della nuova società, è tutto frutto di questa società e purtroppo non di fantasia. Io mi domando solo come si sia potuto arrivare a tutto questo, cosa è mancato o cosa di troppo abbiamo avuto tutti noi per non riuscire più a gestire l’amore verso noi stessi e verso i nostri figli. Io vivo ancora, probabilmente è una forma di autodifesa, con l’immagine di casa mia in Via Vittorio Veneto 136 a Crotone, mio padre dipendente della Pertusola, mia madre casalinga, cinque figli. La mattina andavamo a scuola, a pranzo eravamo tutti seduti allo stesso tavolo ed alla stessa ora a condividere il pranzo, tante chiacchiere e tante risate. Il pomeriggio si studiava e si scendeva giù in cortile a giocare. La sera nuovamente tutti seduti alla stessa tavola ed alla stessa ora a condividere la cena, tante chiacchiere e tante risate. Mi chiedo cosa sia successo e guardo le mie figlie con un tale senso di disperazione e smarrimento da non sapere come reagire, se fare finta di niente, ignorando i miei pensieri o iniziare un lavoro serio e meticoloso per evitare….per evitare cosa? Che si innamorino di un figlio di morti ammazzati, sfregiati, suicidi, bruciati vivi? L’amore è l’amore…non guarda in faccia nessuno e tra qualche anno potrei trovarmi al tavolo con un ragazzo problematico, disturbato, traumatizzato al quale le mie figlie avranno il desiderio di dedicare tutta la loro vita. Ed io? Io cosa dovrò fare?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *