Veleno e noccioline: l’aperitivo…

 

Sento Eminem che urla tutta la sua rabbia, mi fermo mentre guido e ragiono: sono stanca, stanca di sentire tutte queste parole che riempiono la mia aria, smetto un attimo di respirare, provo a trovare un altro modo di vivere che non sia inghiottire tutto questo veleno che circola intorno a me. Ma poi sarebbe tutto cosi semplice, basterebbe capirsi. Il caos nasce proprio da questo, il fatto che nessuno comprende davvero se stesso e trasferisce la sua confusione ad un altro essere umano che a sua volta o passa la vita cercando di decifrare il confuso che è al suo fianco o tira dritto nella sua vita, per la sua strada e pur non capendo vive lo stesso o forse vive pure meglio. Avere le idee chiare in questo mondo non aiuta, chi ti sta accanto ti teme, la tua immensa chiarezza acceca ed invece di utilizzare tutta questa luce per se stesso decide di spegnere la lampadina. Click ed è finita. Avere le idee chiare penalizza, mortifica, ferisce, ammala e uccide. Ma un tantino prima di morire, mi giro, ti guardo, ti acceco e ….sparisco nel niente. E tu seduto al solito tavolino, a consumare aperitivi su aperitivi, tra musica, mare e fumo, indossi occhiali da sole e indifferente prosegui nel tuo cammino, a quattro zampe. Le prede sono tantissime, sotto i tavolini gambe lunghe e tacchi a spillo, panorami infiniti, cosa cambia? Alla testa non ci arrivi, troppo in alto, tu sei a quattro zampe in un percorso ad ostacoli, gambe tra gambe, quelle dei tavolini, delle sedie e delle donne. Ma le gambe più belle e pericolose, quelle non le hai mai viste, piccoline, incerte, insicure, gambe che hanno bisogno di mani per camminare, andare avanti e crescere. Paffutelle, rosa, profumate di biscotto, gambe di bambina zuccherosa, dagli occhi color del cielo e dalle labbra rosso fragola. Ho smesso di accavallare le gambe ormai da un pezzo, ormai le lascio sempre più spesso distese sul pavimento mentre gioco a fare la mamma e c’è una grande e bella novità, mi diverto di più, che di giocare alla donna affascinante mi ero stancata. Gambe che incrociano altre gambe e non più in un letto a fare l’amore, ma in un nuovo intreccio che crea l’amore. Ed è tutto più semplice, i miei compagni di viaggio e di avventura e di gioco non sono affatto confusi, hanno le idee chiare come me e non mi chiamano gioia mia, vita, ciu ciu, fru fru, mezza mela, Betty Boop….mi chiamano MAMMA. Il campo di gioco non è più minato, il rischio è calcolato, le regole sono chiare e scritte, gli imprevisti gestibili, le distanze cortissime, le parole sincere e le carezze leggere come piume, mi sento accerchiata, catturata, bloccata, osservata ma non più giudicata. I dialoghi profondi mi inchiodano al muro, ma quando finisce non rimane l’amaro in bocca, è solo una pausa prima di ricominciare. Senza fiato, col battito accelerato, in estasi, in paradiso, sublime poesia il nostro amore sfacciato, ci tocchiamo e ci prendiamo come fosse la prima volta e non l’ultima. I litigi, furibondi, le lacrime lunghissime, arrivano fino a bagnare il pavimento e non partono dagli occhi, è dal cuore che arrivano, perché l’amore quello vero non disidrata, irroga, arricchisce una terra che fa nascere fiori e frutta, a volte addirittura senza semi, è il miracolo di essere madre. E i saluti, che sembrano per sempre, sono impercettibili pause tra un sussulto e l’altro, corpi che si separano ben sapendo che è l’anima che unisce, non il quotidiano condividere pasti, sonni e sogni. Mi domando dove avevo riposto tutte queste bellissime notizie, dove avevo conservato questi segnali straordinari che a volte pur se invisibili sono più precisi ed efficaci di radar computerizzati. Ipnotizzata, stregata, rapita mi muovevo ad una velocità impressionante, quando l’unica cosa da fare era rimanere ferma ed aspettare, che il tempo giungesse a farmi comprendere che la migliore offerta non era ancora stata battuta all’asta. Non ha prezzo quello che ti nasce dentro ed ha bisogno sempre della tua mano nella sua per procedere in qualsiasi direzione. Ed il pensiero inevitabilmente va proprio a quelle mani che ho stretto senza convinzione ed a quelle che ho lasciato nelle mani di altri, ipnotizzata, stregata, rapita. Ma il potere di quelle manine rosa e paffute sta proprio in questo, la capacità naturale e straordinaria di riportarti a loro, comunque vadano le cose. Mani nelle mani a formare un miracolo d’amore che una volta nato non può né cessare né interrompersi mai. Intossicata da quegli aperitivi di veleno e noccioline, mi sono dovuta fermare, la mia salute debole me lo ha imposto ed allora immobile a fissare un soffitto bianco ho preso consapevolezza di aver perso consapevolezza perché, qualcuno me lo disse più volte, “stai attenta a chi profuma troppo di pulito, vuole nascondere non l’odore della sua pelle ma l’odore della sua coscienza”. Sono tornata da dove ero partita, a quell’odore di biscotti, di pane, di torte al cioccolato, ho rimesso le mie mani in altre mani, piccole e forti, che di lasciarmi andare un’altra volta non ne hanno nessuna intenzione. Stringono cosi forte da farmi male e la notte ora dormo tra quattro braccia ed un lenzuolo stropicciato, pupazzi, cuscini, calzini e pigiami felpati. Pensavo di vivere la mia favola mentre mi allontanavo dalla loro favola, quella che parla di principesse e castelli e cavalieri coraggiosi. Quelli che nella vita vera non ho incontrato perché troppo impegnati a guardarsi allo specchio mentre imbellettati e improfumati se ne andavano in giro convinti di conquistare il mondo a cavallo di motori rumorosi e cuori addormentati. Sono a casa, finalmente.

 

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