“La biorisonanza era la mia storia” – La dottoressa Maria Cuteri ci parla del macchinario e del suo utilizzo nella medicina veterinaria.

 

“Oggi non siamo in grado di dimostrare appieno le frequenze di risonanza, ma la fisica quantistica ci sta dando un grande supporto e sono certo che presto saremo in grado di comprendere quanto l’energia che permea l’universo, il nostro pianeta, l’uomo, le piante e gli animali sia fondamentale per la salute ed il benessere psicofisico. Un approccio quindi di medicina integrata, quale quello proposto da Maria Cuteri, può solo rappresentare la medicina del futuro, un futuro che però è già presente” – Vincenzo Cuteri, professore di malattie infettive sugli animali – Scuola di bioscienze e medicina veterinaria dell’Università di Camerino – prefazione al libro “Allergie nei cani e nei gatti” di Maria Cuteri (Macro Edizioni, collana Qua la Zampa, 143 pagine, euro 12,90)

Nel 1977 il medico tedesco Franz Morell sviluppò un nuovo metodo terapeutico attraverso l’utilizzo delle onde elettromagnetiche. Nel 1987 grazie al professor Smith della Salford University in Inghilterra venne sviluppata la terapia di biorisonanza, il cui uso fu applicato all’uomo. La dottoressa Maria Cuteri, ecosofista veterinaria, donna-coraggio, ha aperto uno studio a Como dove applica la biorisonanza, una delle pochissime veterinarie in Italia ad usare il macchinario per la cura degli animali.

Cos’è la biorisonanza?

Si tratta di un macchinario con il quale è possibile effettuare test energetici per stabilire la causa delle problematiche legate a molteplici malattie. Gli atomi e le molecole di cui siamo costituiti, intendo tutti, uomini e animali, hanno un loro specifico campo elettromagnetico. Nell’atomo gli elettroni viaggiano su orbite che hanno una certa frequenza. Solo un quantum dell’esatto bisogno ne determina il suo sposamento. Questo passaggio è possibile se siamo di fronte all’energia della corretta frequenza ed è riconducibile al termine di risonanza. In natura la risonanza biologica è un fenomeno presente ovunque. Lo stato di malattia è quindi rappresentato da uno squilibrio energetico con presenza di frequenze anomale. Gli apparecchi di risonanza riescono a rilevare un’alterazione frequenziale o vibrazionale del corpo, aiutandoci nella diagnosi anche in fase anteriore al disturbo funzionale. In secondo luogo, inviando onde elettromagnetiche con frequenza opposta a quella alterata, ne annullano l’effetto, entrando così in risonanza con la cellula colpita e ripristinandone il corretto frequenziale. Lavorare sull’alterazione prima che si manifesti il danno fisico è sicuramente più vantaggioso. Riequilibrare l’armonia cellulare significa evitare la malattia. Un controllo energetico svela anche i minimi deficit, li riequilibra e di conseguenza permette di mantenere un buono stato di salute.

Un principio che fondamentalmente esiste da sempre.

Alla base c’è il discorso che tutti gli esseri viventi ma anche non viventi, emettono delle frequenze, delle vibrazioni, dell’energia. Le nostre cellule per vivere producono energia, anche la biochimica lo dice, la medicina cinese, lo yoga, tutto quello che viene dal passato ci ha sempre considerato prima energia. Quando ci ammaliamo siamo di fronte ad un blocco a livello cellulare. Basta anche una sola cellula che in un dato momento inizia a non produrre energia correttamente, con una certa frequenza, a creare un’alterazione che coinvolge anche le cellule che sono accanto. Da una patologia di cellula, si trasforma in patologia di organo e di apparato. In quel momento nasce il sintomo. La biorisonanza va a vedere dove si è rotto il meccanismo per innescare un processo di guarigione.

Nel suo libro lei porta l’esempio di “un’orchestra”.

Esattamente. In un’orchestra i musicisti suonano tutti insieme per dare vita ad un’unica sinfonia, ma se anche uno solo di essi stona, il risultato è compromesso. Il direttore deve individuare il problema, correggere il musicista che sbaglia e far ritornare l’armonia. E’ il lavoro che compie la biorisonanza. Accorda, rimette a registro le frequenze alterate e riporta armonia cellulare e benessere all’intero organismo.

Qual è stato il suo percorso professionale?

Ho iniziato con la medicina allopatica dopo la laurea in medicina veterinaria lavorando in pronto soccorso, cliniche e ambulatori. Ma mi rendevo conto che c’era qualcosa che non quadrava completamente. Il mio percorso personale seguiva di pari passo quello professionale. Mi rendevo conto che quello del veterinario era un lavoro meccanico ed ho deciso di abbandonare questo tipo di cure. Dopo una esperienza di alcuni mesi in Brasile insieme a mio marito, al mio rientro mi sono iscritta alla scuola di omotossicologia, circa vent’anni fa e grazie ad un cliente svizzero ho conosciuto la biorisonanza. L’idea di curare gli animali senza nessuna somministrazione di farmaci o rimedi mi entusiasmava. Comprai il primo apparecchio di biorisonanza manuale, all’epoca ero da sola in un contesto anche di profonda difficoltà per il grande potere delle lobby dei farmaci e dei cibi industriali. Attualmente medici veterinari che utilizzano la biorisonanza siamo pochissimi, ma attualmente c’è tanta richiesta.

E’ sorto quindi un conflitto con la medicina allopatica?

Per circa sei anni ho lavorato in uno studio di veterinaria, all’interno del quale mi era stato riconosciuto uno spazio in cui potevo operare liberamente, ma era per me praticamente impossibile rimanere allineata pur occupandomi in ogni caso di biorisonanza. Quello cui assistevo mi spingeva sempre di più ad occuparmi in prima persona ed in assoluta libertà di espressione e di movimento della cura degli animali, svincolata dai canali tradizionali e “collaudati”. I vaccini, gli antiparassitari, l’alimentazione, i microcip, gli antibiotici, un quadro abbastanza articolato comportamentale dal quale era inevitabile che io prendessi le distanze, poiché si sa, è un percorso che porta inesorabilmente alla malattia degli animali.  Negli ultimi anni è stato ampiamente dimostrato da un punto di vista scientifico, dell’argomento se ne sono occupati ampiamente  gli organi di stampa come ad esempio Report nella trasmissione del 2017 in cui veniva affrontato il grave problema dei croccantini, quale cibo non idoneo e dannoso per la salute degli animali. Successivamente sono entrata a far parte dell’associazione “Armonie animali”, medici veterinari esperti in MNC (medicina non convenzionale), biologi, terapeuti, educatori cinofili, operatori di IAA (interventi assistiti con gli animali), agronomi, agricoltori, allevatori, permacultori accomunati da un approccio innovativo, etico e consapevole atto ad interagire correttamente con la terra e le sue risorse.  Con i padri fondatori dell’associazione, Stefano Cattinelli e Pietro Venezia, ho collaborato alla collana Qua la Zampa della casa editrice Macro per la quale ho pubblicato il mio primo libro “Allergie nei cani e nei gatti” in cui è presente un intero capitolo dedicato proprio alla biorisonanza.

In pratica come si svolgono le sedute di biorisonanza?

Si tratta di collegare l’apparecchio all’animale attraverso un collare ottenendo cosi  tutte le  informazioni che vengono trasmesse al computer. Inizio il test, che dura 4 minuti, ed in base al valore rilevato dal macchinario vengono evidenziate una serie di “consigli” e indicazioni sui rimedi per quelle specifiche alterazioni che l’animale evidenzia. Le frequenze prese in considerazione sono circa nove mila. I rimedi testati vanno dai fiori ai fisioterapici, a quelli omeopatici, i cristalli, la medicina ayurvedica,  gli aminoacidi, i batteri. I vari pannelli informativi prendono in considerazione l’amperaggio, il voltaggio, la resistenza, l’idratazione, la vitalità cellulare, l’energia, i meridiani dell’agopuntura, yin e yang, i chakra, il dna, le emozioni e poi li riequilibra attraverso l’utilizzo delle frequenze. E’ uno studio dell’animale da vari punti di vista. La seduta dura mediamente un’ora e mezza.

Quali furono le prime sensazioni utilizzando il macchinario?

Innanzitutto constatare che il binomio proprietario-animale vibrava sulle stesse frequenze ed instaurare un rapporto curativo anche con il proprietario, pur non svolgendo alcun tipo di terapia direttamente con l’essere umano. Si tratta di entrare in un’altra dimensione, quella in cui l’animale comunica spesso un malessere legato al proprietario di cui si fa carico, a volte arrivando finanche fino alla morte. Io non posso dire di lavorare sulla materia, in quanto come ben sappiamo, prima della malattia propriamente fisica si verifica sempre un danno energetico, legato ad una emozione, che solo a posteriori si manifesta sul corpo. Quando si arriva alla guarigione il processo è al contrario, prima si risolve la parte materia e poi dopo quella emozionale. Il percorso è da dentro a fuori e da fuori a dentro.

La biorisonanza funziona con tutti gli animali?

Si, la terapia può essere praticata su tutti gli animali. All’inizio la mia attenzione nella cura attraverso la biorisonanza si concentrò molto sulle allergie, poi man mano che testavo il macchinario ed il bacino di utenza cresceva, la terapia è stata estesa ad altre malattie con ottimi risultati.

Si tratta di un macchinario completamente affidabile?

L’attuale apparecchiatura in uso, che si chiama Scio, è una macchina intelligente, l’apparecchiatura esistente più avanzata, in grado di rilevare i cambiamenti elettromagnetici e di fare uno screening completo su tessuti, organi e sistemi. I campi di utilizzo e di applicazione sono molto ampi. Essendo un organismo dinamico, l’animale come l’essere umano, non sempre si rilevano le stesse informazioni, oggi il macchinario rileva alcuni dati, domani altri perché basta poco per modificare le emozioni. Il macchinario come le dicevo è affidabile ed altamente complesso, ma non basta, la differenza come sempre la fa il terapeuta, la componente umana. Non basta premere un pulsante, è necessario entrare in empatia con l’animale, avere le giuste conoscenze e la giusta preparazione. Nel corso degli anni ho perfezionato il mio percorso professionale studiando metamedicina, la dinamica emozionale uomo-animale-uomo, naturopatia con il percorso Hamer, la terapia verbale della dottoressa Mereu, la comunicazione telepatica di Nicoletta Toniutti, l’accompagnamento empatico alla fine della vita. Ho cercato di mettere insieme tutte le varie esperienze affinchè la biorisonanza praticata nel mio studio fosse frutto della mia sensibilità. E’ indispensabile l’apporto dell’essere umano alla macchina e non solo il contrario.

Quali pazienti si avvalgono della biorisonanza?

Purtroppo la maggiorparte arriva da me quando ha già provato di tutto e non ha risolto. Spesso gli animali che giungono nel mio ambulatorio sono in condizioni pessime, come descrivo nel mio libro. La biorisonanza lavorerebbe magnificamente sulla prevenzione, ma devo riscontrare che ultimamente le cose stanno cambiando e molti pazienti arrivano anche con una motivazione diversa, non credono nella efficacia delle cure allopatiche e preferiscono affidarsi alle medicina alternativa. Rimango comunque un medico per cui se necessario prescrivo analisi, accertamenti diagnostici, visite specialistiche. Poi procedo, laddove applicabile vista la patologia, a praticare la biorisonanza. In alcuni casi si risolve anche con una sola seduta ed i risultati oltre ad essere efficaci si rivelano duraturi.

 

Testi di riferimento:

Allergie nei cani e nei gatti di Maria Cuteri Ed. Macro

Curarsi con le informazioni – Il metodo Korbler Nuova Ipsa Editore

 

www.armonieanimali.com

pagina facebook Maria Cuteri veterinaria – ecosofia animale

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